ESG, reporting e standard europei: arriva il momento degli ESRS

ESG, reporting e standard europei: arriva il momento degli ESRS

07 mag 2026

Nel luglio 2023 l’Unione Europea ha pubblicato in via ufficiale i primi ESRS (European Sustainability Reporting Standards), definendo un nuovo quadro normativo per la rendicontazione ESG che si applicherà progressivamente a tutte le imprese, comprese PMI e startup.

Il passaggio è cruciale: da una comunicazione volontaria e spesso viziata dal cosiddetto “greenwashing”, si passa a un sistema normato, confrontabile e tracciabile. I report ESG non saranno più solo strumenti di marketing o immagine, ma parte integrante del bilancio e della strategia aziendale a lungo termine.


Cosa sono gli ESRS?

Gli ESRS sono una serie di standard sviluppati da EFRAG (l’ente tecnico consultivo della Commissione Europea) e costituiscono il pilastro operativo della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).

Prevedono obblighi precisi di rendicontazione per le aziende su tematiche ambientali (E), sociali (S) e di governance (G), articolati in 12 standard suddivisi tra obbligatori generali (cross-cutting) e tematici.

Alcuni esempi concreti:

  • ESRS E1 (Climate Change): obbliga a dichiarare le emissioni Scope 1, 2 e 3, il piano di transizione climatica e le metriche finanziarie legate al clima.
  • ESRS E4 (Biodiversity): chiede di rendicontare gli impatti su ecosistemi, suolo, uso del territorio e specie protette.
  • ESRS S3/S4: impongono una mappatura degli stakeholder vulnerabili e della catena del valore (value chain).
  • ESRS 1 (General requirements): introduce il concetto di “materialità doppia” (double materiality) e l’obbligo di spiegare in modo trasparente perché si includono o si escludono determinate informazioni.

A chi si applicano gli standard ESRS?

Nel 2024, gli ESRS sono già obbligatori per le grandi imprese europee di interesse pubblico, ma saranno progressivamente estesi secondo questo calendario:

  • Tutte le grandi imprese non quotate (che superano almeno due criteri tra: 250 dipendenti, 40 mln € di fatturato, 20 mln € di attivo di bilancio).
  • PMI quotate, a partire dal 2026.
  • Altre imprese su base volontaria, comprese le startup innovative che desiderano prepararsi per tempo o attrarre investimenti qualificati.

Perché è rilevante anche per startup e progetti ad impatto?

Anche le aziende non ancora formalmente obbligate per legge possono trarre enorme vantaggio dall’integrazione degli standard ESRS per:

  • Costruire fin da subito un modello operativo d’impatto serio, scalabile e tracciabile.
  • Rispondere con successo a bandi, grant pubblici e richieste di investitori (VC, business angel) che li richiederanno sempre più spesso come pre-requisito.
  • Distinguersi in un mercato competitivo, dove la trasparenza e la credibilità delle metriche ESG si trasformano in un vantaggio competitivo reale.

La rendicontazione ESG non è più un’opzione o una narrazione flessibile: è uno standard europeo di accountability. Chi opera nei settori del clima, dell’economia circolare o della rigenerazione territoriale ha tutto l’interesse a comprenderlo e adottarlo fin da ora.


Fonti e approfondimenti

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